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Rassegna Stampa

Tutta la verità su un fenomeno falsato.

Questo libro è il frutto e il racconto di un’intensissima attività giornalistica svolta a partire dal 1954 dall’autore, Victor Ciuffa, prima nel giornale romano Momento Sera poi nel Corriere d’Informazione, quotidiano del pomeriggio del Corriere della Sera, intervenendo in tutti i campi del giornalismo: cronaca, politica, economia, spettacolo, servizi da inviato in Italia e all’estero ecc.
Al settore della cronaca mondana e del costume Victor Ciuffa dedicò la propria attenzione per alcuni anni, nonostante fosse impegnato anche nel giornalismo politico. Ebbe un grande successo raccontando giorno per giorno tutto quello che avveniva, si diceva o si faceva in Via Veneto e negli ambienti dell’aristocrazia, della cultura e dello spettacolo. Fuori dell’orario di lavoro redazionale, partecipava personalmente ad avvenimenti e raccoglieva notizie dalle 17 alle 4 del mattino: vernissage di mostre, prime cinematografiche e teatrali, concerti, ristoranti alla moda, locali notturni, primi giri di manovella, conferenze stampa, interviste, arrivi e partenze di celebrità, premiazioni, festival, feste pubbliche e private, eventi vari.
Il successo dei suoi articoli e rubriche indusse altri giornali e settimanali a inviare propri giornalisti e fotografi al suo seguito, in Via Veneto e negli altri itinerari della dolce vita. Nel 1958 Federico Fellini cominciò a frequentarlo la sera in Via Veneto per farsi raccontare particolari utili alla realizzazione del film che ebbe idea di girare sulle vicende di un giornalista come era, appunto, Victor Ciuffa, che Marcello Mastroianni rappresentò.

Redatto in forma di cronaca e di reportage quotidiano attraverso la descrizione minuto per minuto, notte per notte, di una serie di avvenimenti cui l’autore ha partecipato e personaggi che ha conosciuto, questo racconto ha l’intento di spiegare i profondi motivi della nascita di un fenomeno, di una mentalità, di un costume.
Sono moltissimi gli episodi e soprattutto i nomi che esso contiene, destinati a suscitare nostalgie negli anziani e curiosità nei giovani, misti a riferimenti e a dati essenziali di carattere economico, politico, sociale e sindacale, che servono per inquadrare il fenomeno in un’epoca. Quell’epoca esercita tuttora ed eserciterà sempre una forte attrazione sul pubblico europeo, americano, mondiale.
La dolce vita ha rappresentato per l’Italia degli anni 50-60 quello che prima la Belle Époque poi gli Anni Ruggenti rappresentarono per l’Europa di fine ‘800 e inizio ‘900: un fenomeno essenzialmente di costume, che poteva fiorire solo in un certo contesto economico, politico, sociale e culturale.